IL tavolo e UN tavolo


C’ era questo tavolo. Il tavolo, dicevano alcuni. Non è la stessa cosa dire il tavolo o un tavolo, son cose che si sanno, di solito, e quindi per alcuni di quelli che gli passavano vicino era un tavolo, per altro era IL tavolo. Fazioni opposte, sembrerebbe. Però si mischiavano. Le fazioni, intendo. Senza un preciso ordine di rimescolamento, in modo del tutto naturale, ti capitava di vedere quelli che dicevano il tavolo chiamarlo un tavolo, o viceversa. Era un continuo rincorrersi tra IL e UN. C’era una discriminazione di fondo, una disuguaglianza primaria, che nessuno degli appartenenti alle fazioni, gli IL e gli UN, pensavano alle sedie. C’era, è vero, una leggera inclinazione da parte degli appartenenti alla fazione de IL tavolo a prendere fuggevolmente in considerazione anche le sedie, quelle appendici lignee del tavolo (si sta infatti parlando di un tavolo di legno, niente plastica o acciaio o derivati) , mentre gli altri, il gruppo dell’ UN tavolo, dei tavoli tutti uguali, dell’ uno vale l’ altro, no. Le ignoravano con la stessa corposa negligenza con la quale ignoravano le differenze che esistevano al mondo. Irrilevanti. Sei alto ? fa lo stesso. Sei basso ? fa lo stesso. Sei biondo ? fattì tuoi. Dalla indifferenza in fatto di tavoli si passava velocemente alla indifferenza in fatto di bicchieri di gatti di esseri umani di razze di nazioni di vite diverse dalle lore. E’ per questo che bisogna farci caso, a chi dice IL tavolo e a chi invece dice UN tavolo. Sembra una cosa da poco, ma comincia tutto da lì.